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Fic: Qualcuno che scavalca un muro [P0rnfest]

Tre urrà per la proroga del p0rnfest! ^__^
Meno male che è stato prorogato, davvero, perché personalmente ho ancora tre fanfic scritte e non postate con cui contribuire.
E dunque, iniziamo dal Wolfstar (su richiesta di zia_chu ).

Fandom: HP
Prompt: Remus Lupin/Sirius Black, Qualcuno che scavalca un muro
Rating: Nc-17
Personaggi: Remus/Sirius
Avvisi: Lunghissima (ma proprio tanto), Slash, Lemon, paranoie assortite, linguaggio
Disclaimer: Remus e Sirius sono di JKR, le pare mentali e il resto sono mie...
Nota: Partecipa (in attesa di giudizio) a questo contest: Remus & Sirius Contest
Riassunto: Muri in tutte le direzioni. Qualcuno può essere scavalcato, forse.

Un Assaggio: "L'uomo con il mantello si issa sulla cima del muro facendo forza con le braccia, lancia una gamba oltre i mattoni e si lascia scivolare dall'altra parte con l'eleganza che non ha perso in tredici anni. Poi ti guarda attraverso il vetro della finestra e ti saluta con la mano, sorridendo apertamente tra le ombre del cappuccio.
Per tutta risposta ti copri gli occhi con le dita e scuoti la testa, e la sua risata ti arriva anche attraverso il vetro chiuso
."

Prima parte


Qualcuno che scavalca un muro

 

C'è qualcuno che scavalca il muro del tuo giardino.
Normalmente questo fatto da solo ti metterebbe in allarme. C'è una guerra, o almeno c'era, e in qualche misura c'è sempre stata, per te.
Ma anche se la figura dell'uomo fuori dalla tua finestra indossa un lungo mantello, tu sai chi è, e non metti mano alla bacchetta.
Persino un intruso avrebbe tentato prima con il cancello, beccandosi in pieno l'incantesimo che lo protegge. Al mondo è rimasta una sola persona a sapere che per avvicinarsi a casa tua è necessario un piccolo sforzo atletico. Uno solo che sa quanto quella precauzione sia necessaria. Non per difenderti da improbabili ladri, ma per difendere i possibili, per quanto improbabili, ladri da te nelle notti di Luna piena.
L'uomo con il mantello si issa sulla cima del muro facendo forza con le braccia, lancia una gamba oltre i mattoni e si lascia scivolare dall'altra parte con l'eleganza che non ha perso in tredici anni. Poi ti guarda attraverso il vetro della finestra e ti saluta con la mano, sorridendo apertamente tra le ombre del cappuccio.
Per tutta risposta ti copri gli occhi con le dita e scuoti la testa, e la sua risata ti arriva anche attraverso il vetro chiuso.
Sono gesti che non facevate da una vita.
L'uomo non si muove, aspetta che tu apra la porta e gli vada incontro, borbottando tra te le formule che disattivano momentaneamente le protezioni magiche del cortile.
Solo quando sei davanti a lui abbassa il cappuccio e scuote la testa per liberarsi il viso dai lunghi capelli neri.
-Ciao, Sirius- gli dici solo, prima di abbracciarlo.

-Ti trovo bene, Remus- mente Sirius con disinvoltura, tra una sorsata e l'altra del caffè che gli hai preparato.
Lo guardi con un'espressione eloquente mentre ti gratti casualmente una delle ultime cicatrici sul braccio destro. Lui ricambia il tuo sguardo.
-Ok, niente cazzate, con te. Ti trovo uno schifo, Remus. Quanto tempo fa te lo sei masticato, quel braccio?-
Sorridi appena. James parlava del tuo Piccolo Problema Peloso, ma quando Sirius scherza sulla tua licantropia, in genere c'è da rivoltare lo stomaco.
-Due Lune- gli rispondi. Sirius annuisce e fa per parlare di nuovo, ma poi improvvisamente tace.
Tredici anni hanno formato più muri di quelli che proteggono la tua casa, tra di voi; se Sirius non riesce più a scherzare sul tuo essere un lupo mannaro, sono anche più di quelli che pensavi.
Ti chiedi se riuscirete mai a scavalcarli tutti. Ti chiedi anche se lui vorrà provarci. Poi Sirius ti prende il braccio, solleva la manica della tua maglia e osserva bene la cicatrice che sale dal polso fino a terminare poco sotto il gomito. Tocca con l'indice i tre segni distinguibili dei tuoi denti, dove si sono stretti senza strappare. Alza gli occhi e ti guarda.
-Com'era il braccio? Scommetto un po' troppo al sangue, persino per te- dice, con tono serio.
Ci metti solo un secondo per scoppiare a ridere.
Avevi quasi dimenticato che Sirius non scavalca i muri, di norma. Lui preferisce abbatterli a testate.
Lasci che l'imbarazzo di poter di nuovo parlare a qualcuno della Luna piena, dopo tanti anni che non lo fai, si sgretoli sotto il calore della mano di Sirius che è rimasta nella tua.
Racconti a Sirius tutti quei dettagli che hai sempre raccontato solo a lui, man mano che te li chiede.
Si è sempre vantato di reggere quelle cose.
-E' ancora così, Moony- ti dice, quando esiti sui particolari più disgustosi. -Stomaco di ferro e nervi d'acciaio- ghigna. -Sono sempre io-.
Gli sorridi. In fondo è quasi vero.
-Già, hai vomitato e sei svenuto solo la prima volta- butti lì casualmente, e lo vedi arrossire come allora e spingere indietro la testa per ridere di se stesso, e comprendi che improvvisamente siete al di là di quel muro.

Contro il secondo ci sbatti già quella stessa sera.
-Che cazzo sarebbe questo, Remus?- sbraita Sirius uscendo dalla tua camera.
Alzi gli occhi dal cruciverba che non è riuscito a finire poco prima e lo vedi sventolarti davanti un libricino nero.
Sei disposto a giurare che non vedi il problema.
-Il mio libro dei conti?- gli chiedi, incerto.
-Hai dei debiti- ti dice Sirius, tempestosamente arrabbiato, come se ti accusasse di avergli ucciso il gatto.
-Ho dovuto fare dei lavori in casa?- rispondi. Ti sei mangiato lo stipendio di Hogwarts per sistemare la cantina a prova di lupo mannaro, e hai chiesto un piccolo prestito. Il problema di Sirius continui a non vederlo.
-Cosa c'era nel cassetto del mio comodino, a casa nostra?- ti chiede a bruciapelo.
Fai mente locale, cercando di ricordare tutte le cose che hai inscatolato quando ti sei trasferito dal vostro appartamento alla casa dei tuoi, dopo che è morta tua madre.
-Calzini spaiati- rispondi alla fine, piuttosto sicuro che fosse così.
Sirius annuisce. -E la chiave della mia camera alla Gringrott, Remus- aggiunge.
-E quindi?-
Sirius si batte una mano sulla fronte, guardandoti in cagnesco.
-Perché non l'hai usata? Perché non hai preso i soldi?-
Ah. Improvvisamente guardi quella situazione con gli occhi di Sirius, e acquista un senso. Ti aveva letteralmente soffocato di discussioni finché non avevi accettato di considerare quei soldi vostri, tanti anni fa.
-Remus, dannazione- continua imperterrito Sirius, -stava lì perché tu li usassi, quei soldi. Perché non li hai presi, almeno in caso di bisogno?- chiede.
Il muro si erge impenetrabile tra di voi, di nuovo.
L'idea sarebbe quella di abbatterlo dicendo la verità. Ma può sopportarla, Sirius, la verità?
-Merlino, Remus, rispondimi- dice Sirius, e la sua voce è appena incrinata, quel poco che ti costringeva sempre ad abbracciarlo, anni fa. E a dirgli la verità, per quanto dolorosa, perché significava sempre che lui l'aveva già capita, ma voleva sentirla da te.
-Ero talmente incazzato con te che non avevo la minima voglia di toccare le tue cose- gli dici, seccamente.
Sirius sbianca e deglutisce un paio di volte a vuoto, guardandoti. Vorresti abbracciarlo e dirgli che è passato. Ma temi di esserti appena imbattuto in un altro muro, su quel fronte.
-Almeno potevi usarli per farmi dispetto- tenta di scherzare.
E' il tuo turno di cercare di non piangere, anche se sai di fingere meglio di lui.
-Ci avevo pensato- ammetti, perché ci avevi pensato davvero. -Pensavo che il giorno in cui saresti morto avrei preso la sbronza della mia vita con i tuoi soldi, e poi l'avrei pisciata tutta sulla tua tomba-.
La sincerità fa schifo.
Sirius gira i tacchi e si chiude in camera tua sbattendo la porta.
Daresti qualsiasi cosa per seguirlo. Ma il muro è lì, impossibile da abbattere e faticoso da scavalcare. Non puoi dirgli la verità su quegli anni, e al tempo stesso confortarlo, o risparmiargli la sofferenza di sapere quel che hai vissuto, quel che hai provato.
Adesso l'unica cosa che puoi fare è lasciarlo dormire nel tuo letto ed accamparti sul divano, per una notte.
Ti addormenti scomodo e sogni una muraglia di segreti, bugie e sofferenze che ti soffoca come se fossi in prigione.

Ti svegli prima dell'alba, con la testa di Sirius appoggiata sul divano davanti alla tua pancia, e lui che dorme e russa seduto sul pavimento. Come se si fosse inginocchiato a guardarti col mento posato sulle braccia incrociate, come quando avevate quindici anni e tu eri in infermeria dopo la Luna.
Anche dopo che avevate litigato. Soprattutto dopo che avevate litigato.
Allora stava lì per ore, assicurandosi semplicemente che tu respirassi. Tu lo svegliavi sempre tirandogli i capelli, quando si addormentava così.
Vorresti poterlo fare anche adesso. Sfiorargli la testa con le dita e chiedergli scusa per averlo odiato per dodici anni, per non aver usato i suoi soldi, per aver desiderato, qualche volta, di vederlo morto. O magari confessargli che ogni volta che ti prendevano quei pensieri mentre lui era ad Azkaban, bastava il ricordo di un sorriso a dimenticare l'odio.
Ma non la rabbia.
Ti copri gli occhi con un braccio per non vedere la luce del mattino che si fa strada ad illuminare quelle macerie.
La rabbia fa parte della tua natura; ugualmente non sai se adesso sei arrabbiato con lui per non averti detto la verità, o con te stesso per non averla capita da solo.
Sirius continua a russare. Tu continui a tormentarti.
State così da sempre.

Quando ti svegli di nuovo lui sta facendo il caffè in cucina.
Senti l'odore di entrambi e in qualche modo ti conforta sapere che hai a disposizione un altro giorno, una fila di nuovi giorni, per abbattere quei muri o scavalcarli e, in qualsiasi modo, poterlo toccare di nuovo.
Ti alzi stiracchiando i muscoli indolenziti, e quando entri in cucina e lo saluti, Sirius si gira e ti lancia un sorriso incerto.
Dannazione.
Ha gli occhi lucidi. Speravi di avere un po' di tempo per pensare a cosa dirgli, a come spiegargli davvero cosa sono stati gli anni senza di lui, possibilmente senza strappargli il cuore e cucinarlo a fuoco lento.
Lui non te lo permetterà. Pensavi di archiviare momentaneamente il discorso, ma le tue parole buttate lì ieri sera lo stanno mangiando.
Ti siedi, appoggiando i gomiti sulla tavola e la testa sulle mani.
-Remus, lascia stare- dice lui, vedendoti così sconvolto.
Quel lascia stare dopo lo sguardo disperato arriva decisamente troppo tardi. E Sirius lo sa.
-Mettiti nei miei panni, Sirius- cominci, incerto. -Non potevo crederci. Quando ti hanno portato ad Azkaban, quando ho saputo che eri stato condannato senza un processo, quando ritagliavo tutti gli articoli su di te e li bruciavo... Non potevo crederci, ho continuato a non crederci finché non mi sono resto conto che non ci avrei creduto neanche se fosse stato vero-.
Sirius annuisce e fa per interromperti, ma una volta cominciato non puoi fermarti a metà strada, ancora sulla cima del muro.
-Se solo avessimo litigato una volta, ci pensi? Se negli ultimi mesi ci fossimo degnati di urlarci in faccia tutto quello che ci faceva arrabbiare, avremmo capito. Ma io non sono mai stato capace di iniziare un litigio, no?- commenti, amaro, e guardi Sirius che si guarda le unghie.
-E io avevo troppa paura che avesse ragione Peter- aggiunge Sirius, ed improvvisamente ti guarda e ride, nervosamente e sull'orlo delle lacrime. -Merlino, Moony- riprende, -abbiamo rischiato di lasciarci almeno dieci volte quando litigavamo sul take-away da cui ordinare la cena, e sarebbe bastato uno dei miei scatti per salvarci tutti-.
La voce di Sirius trema appena un po'. Deglutisci un paio di volte, in cerca della tua.
C'è una domanda fondamentale da farsi, a questo punto.
-Possiamo perdonarci per questo, Sirius?- chiedi. Se la risposta fosse no, sapresti che è finita, che i muri resteranno dove sono. Che andrete avanti o morirete, ma non ci sarà più lo spazio per avvicinarvi l'uno all'altro.
Sirius ti si avvicina in un passo e ti prende una mano.
-Io non ho niente per cui perdonarti, Remus. Non è stata colpa tua- ti dice, e c'è qualcosa nei suoi occhi che ti fa pensare ad una candela sul punto di spegnersi.
-Stavo pensando esattamente la stessa cosa- rispondi.
Ed improvvisamente Sirius sorride. Sta per mettersi a piangere e sorride veramente, non perché sia contento, ma solo perché è felice.
Tu ci metti un attimo a capire che avete appena scavalcato un altro muro.

Sirius ha sempre le mani caldissime, anche in inverno.
La mattina dopo ti sveglia scuotendoti per una spalla, e non hai dubbi che sia lui a toccarti. Istintivamente ti rigiri nel letto, sperando di dormire qualche minuto in più.
Sirius ti lascia in pace, e chiudi gli occhi soddisfatto, respirando lentamente e cercando di riprendere sonno.
Noti prima che le lenzuola ti danno fastidio, e le calci via. E non sei comodo nel tuo letto, ma cambiare posizione non serve a farti riaddormentare. Apri gli occhi quando capisci cosa non vada.
Sei solo nel letto.
Sirius è mattiniero, di solito. Tu più o meno, a seconda dei capricci della Luna. Ma in tutti gli anni in cui avete diviso il dormitorio e la vostra casa, ogni volta che tu ti voltavi per dormire ancora cinque minuti, lui si infilava immancabilmente nel letto accanto a te, a seconda dei giorni facendosi abbracciare, o facendoti il solletico fino a svegliarti definitivamente, o ancora, molto più spesso, nudo, baciandoti e sfiorandoti la pelle fino a farti dimenticare anche l'idea del sonno.
Ancora un muro.
Non è neanche propriamente il fatto che tu lo desideri di nuovo, il problema.
E' che non potete ricominciare ad amarvi da dove vi siete interrotti.
Ti siedi sul letto e appoggi la schiena contro la testata, guardando in alto.
Quando vi siete interrotti vi amavate come due pazzi. Passavate le mattine libere a letto a parlare di sciocchezze e ricordi di scuola, facendo l'amore ogni tanto, senza nemmeno alzarvi per la colazione. Potevi stare ore ad ascoltare le stupide storie che Sirius inventava, con la sua testa posata sulle tue gambe nude e le sue mani che disegnavano figure davanti al tuo naso mentre raccontava. Lui ti lasciava guidare la sua moto, e ti chiedeva sempre di tagliargli i capelli quando erano troppo lunghi. Stava steso sul letto per ore mentre tu gli baciavi la schiena. Sirius lasciava che tu provassi a cucinare, e ti prendeva in giro nascondendoti il recapito della vostra pizzeria quando il cibo si rivelava uno schifo. Tu gli permettevi di tenerti la mano per strada e di arrabbiarsi poi se qualcuno gridava allo scandalo. Lo accarezzavi dietro le orecchie quando era troppo triste per restare umano, ed era Padfoot con le sue grosse zampe da orso a salire sul letto. Ogni volta che si ammalava per essere uscito sotto la pioggia lasciavi che dormisse con la testa sulla tua spalla anche se gli colava il naso.
Adesso sai che quell'amore così stupido e immenso non è bastato a salvarvi dalla guerra.
E' persino sopravvissuto alla morte della fiducia.
Ma il fatto che ci sia ancora non significa che questa volta vi andrà meglio.
L'unico modo per sperare è ricominciare da capo.

Sirius passa la giornata ad esercitarsi in salotto con la tua bacchetta. Solleva e lancia ovunque piccoli oggetti con la precisione di un tempo; ma forse è un po' più lento di prima, fuori esercizio.
Alla fine uscite in cortile e ti alleni con lui per qualche ora.
E' una cosa che ti è sempre piaciuta da impazzire. Sirius quando si batte è come te: veloce, intelligente e pericoloso. Sorride mentre impugna la tua vecchia bacchetta di riserva e non ti lascia tempo di riprendere fiato, tra un attacco e l'altro. All'inizio ci vai piano, ti muovi come lui si aspetta da te, perché sai bene che non può conoscere i mille modi in cui il tuo stile è cambiato negli anni.
Poi un Levicorpus fortunato ti passa un po' troppo vicino, e cominci a fare sul serio.
Rispondi colpo su colpo, e qualche momento dopo, Sirius sta ansimando per lo sforzo di starti dietro e i suoi capelli sudati, che coprono appena le orecchie smisurate, e per nulla la pelle azzurrina, sono rosso fuoco. Ti guarda come se volesse colpirti di nuovo, ma appena si muove lo prendi in contropiede con un Silencio ben piazzato, che di fatto gli impedisce di formulare l'incantesimo seguente.
Solo quando Sirius si siede a terra e alza le mani in segno di resa ti permetti di scoppiare a ridere. Il suo aspetto è incredibilmente buffo, e il suo stupore è ancora più comico.
Rimetti in tasca la bacchetta e ti avvicini a lui che, seduto sull'erba profumata del giardino, ride silenziosamente insieme a te.
Gli tendi una mano e lui la prende per rialzarsi.
Quando vedi il movimento preciso della sua bacchetta sei già a testa in giù, sollevato per la caviglia sinistra, sospeso nell'aria dal vecchio trucco che Sirius ha sempre usato, senza mai fregarti, prima.
Adesso è lui che ride di te; o forse ridete insieme di entrambi, perché tante cose sono cambiate, ma tu continui ad essere un po' più bravo e Sirius continua a barare.
Ormai lui è completamente azzurro e sta cominciando a diventare blu alle estremità; i lobi delle sue orecchie gli sfiorano le spalle.
E tu, a testa in giù, capisci di colpo che la domanda non è se puoi ricominciare ad amarlo, ma come farlo; perché mentre le sue spalle sobbalzano al ritmo delle sue risa incontrollabili e mute, tu riesci solo a pensare che lo ami.

Vi ripulite alla meno peggio e non riuscite a smettere di ridacchiare per tutto il pomeriggio.
C'è qualcosa di complice e amichevole nell'aria, tra di voi. Qualcosa che c'è sempre stato e che non credevi avresti mai riavuto indietro.
Devi stare molto attento a non toccarlo.
L'istinto ti direbbe di prendergli una mano mentre ti passa di fianco, di sfiorargli i capelli. E di lì ti ci è sempre voluto poco a togliergli i vestiti e lanciarti su di lui, ovunque foste.
Non può andare bene.
Non è che tu non lo voglia; daresti qualsiasi cosa per poterlo anche solo baciare. E non è nemmeno che non lo voglia Sirius.
E' un maledetto muro, ma non puoi scavalcarlo a cuor leggero.
Così lasci passare un'altra giornata senza un contatto tra di voi, senza sentire la consistenza morbida e ruvida della sua pelle.
Arrivi a sera che ti sembra incredibile avercela fatta.
A malincuore lo guardi accomodarsi sul divano, trasfigurare un vecchio calamaio vuoto in un secondo cuscino per stare più comodo, e mettersi a dormire.
Lo osservi compiere quei gesti dalla porta della tua stanza.
Basterebbe chiamarlo. Basterebbe fare un passo avanti, ma ogni volta che apri la bocca per parlare ti scontri con quel maledetto muro. Cominci ad averne le palle piene, di questa metafora.
Alla fine rinunci. Portarlo a letto stasera vorrebbe dire ignorare quello che è successo negli ultimi quattordici anni, e quando avete provato a far finta di nulla e a curarvi solo di voi, James e Lily sono morti.
Un errore che non rifarai, per nulla al mondo.
Ti giri e ti chiudi nella tua stanza.
Guardi il letto troppo grande per occuparlo da solo; ci stareste comodi in due, ma voi eravate capaci di star comodi anche in una branda minuscola, perché tanto lo scopo di dormire insieme era sempre e solo stringervi.
Non prendi sonno per ore.

La mattina lo osservi giocare ancora con la bacchetta. Oggi tocca a trasfigurazione, e resti a contemplarlo dalla poltrona invece di unirti a lui. Nonostante Azkaban, Sirius è ancora il migliore.
Quando però trasfigura la tua vecchia radio in un corvo che prende il volo, e ritrasfigurandola la manda a fracassarsi sul pavimento, chiudi con un colpo secco il libro che avevi aperto sulle ginocchia per darti un tono.
-Mi fai la cortesia di metterla a posto?- gli chiedi, ironicamente.
Sirius ha sempre avuto il brutto vizio di rompere le tue cose. Non lo fa né per dispetto né per incuranza; è solo che non ci pensa.
Torni a fissare il tuo libro mentre lui armeggia con la radio. Le parole si confondono con i tuoi pensieri, il ritmo delle frasi con l'enigma di cosa fartene del tuo amore per lui.
Non sei capace di pensare ad altro.
Poi comincia la musica.
All'inizio è una canzone babbana che non conosci, che ti dà quasi fastidio. Alzi gli occhi, ma Sirius sta ascoltando la radio che ha appena sistemato, e non si accorge che lo osservi.
Poi, in rapida successione, tre o quattro canzoni migliori. Lui continua ad ascoltare, intento e concentrato, e tu ti perdi a guardarlo immaginando come sarebbe alzarti dalla poltrona, prenderlo per le braccia e ballare con lui nel salotto.
Vi siete sempre sentiti molto stupidi a farlo, ma in realtà piaceva ad entrambi.
Sarebbe bello farlo adesso. Stringergli le braccia intorno alla vita e pestargli i piedi, perché non sei mai stato un gran ballerino. Sentire il suo respiro contro la tua guancia.
Toccare Sirius. E' quello a cui non riesci a smettere di pensare.
Cosa succederebbe se ti alzassi e lo abbracciassi e scivolassi con lui nel semplice gioco di danzare insieme, ridendo della stupidità romantica della cosa, e godendosela comunque?
Sarebbe tutto come era allora.
E tu non puoi proprio permettertelo.

La radio vi fa compagnia tutto il giorno.
Vi girate attorno nella piccola casa, tu attento a non toccare Sirius, nemmeno per sbaglio, e lui che come al solito si tiene alla larga se lo fai tu.
Una parte di te sa che lo stai ferendo.
Ma Sirius non dice nulla. Incassa la tua distanza e scherza con te come ha sempre fatto, comunque. Ogni volta che vorresti toccarlo e non lo fai passa un'ombra sulla sua espressione, e le due o tre volte che è proprio palese il tuo tentativo di stargli lontano, lui si gira verso la vecchia radio e ascolta la musica, e tu senti alzarsi ancora di più il muro tra di voi.
Quanti giorni ancora potrai reggere così? Quanti te ne serviranno per capire cosa fare?

E poi a decidere per te è quella canzone.
Non è mai stata la vostra canzone; era solo quella canzone, quella che ascoltavate insieme; quella che casualmente avete sentito spesso nel vostro appartamento, quella che Sirius canticchiava la mattina sotto la doccia.
Quella che avete ballato insieme al matrimonio di Lily e James, nascosti alla vista di tutti, nel portico di casa dopo che tutti erano rientrati per via della pioggia.
Quella canzone risuona nell'aria e ti porta la malinconia e la tristezza di quel ricordo, di Lily che vi guarda e sorride dalla finestra, dell'odore di vino e pioggia nei capelli di Sirius.
In quattordici anni l'hai rivissuto così spesso che non ti punge più come all'inizio, ma ti culla in una tristezza dagli occhi asciutti e ti invade di una calda nostalgia.
E poi guardi Sirius.
Sirius che non li ha avuti, quei quattordici anni per abituarsi a quel ricordo.
E se finora hai pensato solo a te stesso, non sei più capace di non toccarlo quando alza gli occhi su di te.
Lo abbracci per la terza volta da quando è tornato, senza neanche più chiederti perché, o se sia giusto, o cosa succederà poi. Il primo abbraccio era sollievo, il secondo un benvenuto, ma il terzo è solo amore.
Sirius si appoggia a te e piange sulla tua spalla. Si lascia andare di peso e ti trascina a sedere sul pavimento, con lui quasi in braccio che sembra restare intero solo perché lo stai stringendo e tieni insieme i suoi pezzi.
Non avresti potuto immaginare la potenza di quell'abbraccio; la forza del suo dolore, i singhiozzi che gli fanno tremare il petto, il tuo incredibile bisogno di non lasciarlo andare.
Restate lì fermi per ore.

Ti svegli di nuovo scomodo e sudato, che è mattina da un pezzo.
Sei sul pavimento del tuo salotto, e Sirius dorme ancora, steso su di te. Resti fermo e gli accarezzi la schiena.

Nei giorni seguenti ti accorgi che un altro muro è crollato.
Sirius continua a ronzarti intorno, e improvvisamente scopri che se ti si avvicina puoi toccargli un braccio senza che il mondo crolli. Che puoi sederti sul divano, vicino a lui, e leggere il giornale da sopra la sua spalla, e se lo vedi arrossire un poco ti viene da ridere ricordando che lo faceva anche da ragazzo.
Riesci persino a farti abbracciare da lui, dopo la Luna piena di Luglio, abbastanza vicino da sentirlo tremare per l'orrore di quel che hai appena passato. Ti bacia la fronte mentre ti addormenti, sfinito, e non ci vedi nessun problema.
Quando ti svegli per bere un po' d'acqua lui è lì che ti tiene la mano. Gliela stringi prima di riaddormentarti.

La prima volta lo baci due giorni dopo.
Passeggiate su e giù per il cortile per quasi un'ora. Padfoot non è riuscito ad impedirti di rovinarti una gamba, e ti ci vorrà un po' di esercizio prima di smettere di zoppicare; lui ti sostiene mentre camminate avanti ed indietro, incoraggiandoti a fare ancora qualche passo, ancora un giro, forza Moony, in un paio di giorni sarai di nuovo in forma.
Il suo braccio nudo è caldo contro la tua schiena sudata quando tornate verso casa. L'aria è satura dell'estate rovente e del suo odore.
Davanti alla porta ti si mette di fronte. Non sapresti dire di cosa parlavate fino ad un attimo prima.
Gli baci la bocca e lo senti sorridere, solo un po', stringendosi a te.
Ti tiene la mano tutto il resto del giorno, e non vedi motivo per non lasciarglielo fare.

Siete come due ragazzini che stanno imparando i confini tra di loro.
E' bello sedere vicini, mangiare insieme, parlare, piangere, ridere, sentire Sirius respirare dall'altra parte della stanza quando si allontana, e tanto più chiaramente quando torna vicino a te.
Avete imboccato una strada, nel bene e nel male.
Le sue dita sono così diverse da com'erano l'ultima volta che le hai strette tra le tue. Non si mangia più le unghie, non ha più i calli della bacchetta; e le macchie d'inchiostro che si portava sempre dietro, per quella sua mania di mordere la penna, sono sparite una vita fa. Ma tiene il polso piegato proprio come allora, e muove ancora ogni tanto il pollice contro tre tue nocche in una piccola carezza discreta.
Quella sera ti stupisce quando ti lascia la mano proprio prima che tu la usi per condurlo nella tua camera da letto. Non è da lui.
Si sporge in avanti e ti bacia le labbra, un soffio e un respiro. Poi sorride.
-Buonanotte, Moony- dice piano, e torna al suo divano.
E' solo quando ti nascondi sotto le lenzuola e spegni la luce che ti chiedi che cosa sia successo.

Il giorno dopo vi aspetta un brusco ritorno alla realtà della guerra, sotto forma di una lettera per entrambi da parte di Dumbledore. Voldemort è tornato, e deve tornare anche l'Ordine. Lo sapevate; ma ugualmente quei pochi giorni di tregua ti avevano fatto dimenticare quanto di nuovo siate vicini a precipitare nella guerra.
Sirius è turbato, e adesso l'idea di toccarlo o non toccarlo non è più così al centro dei tuoi pensieri.
Gli tieni la mano mentre parlate per ore, pianificate e cercate di capire cosa succederà, nonostante sappiate entrambi che sono solo congetture, che Dumbledore non ha mai lasciato che capiste cosa ha in mente, cosa vuole fare e cosa sa.
-Ci occorre un Quartier Generale- dici, nel primo pomeriggio. -Il vecchio magazzino che usavamo è bruciato cinque o sei anni fa-.
Sirius si rabbuia un istante. Stavi pensando di chiedergli se conosce qualche posto utilizzabile, magari uno dei suoi rifugi di fortuna quando era in fuga. Ti stai figurando di ripetere le operazioni della prima guerra, i lunghi e complicati rituali per incantare e rendere sicuro un posto isolato, le precauzioni, il lento processo di trasformare una baracca qualsiasi in un posto abitabile. L'avete fatto almeno quattro o cinque volte, allora.
Sirius però sta pensando ad altro. Ti piacerebbe sapere a cosa, ma lui si alza bruscamente e tu dimentichi di chiederlo.
-Vado a fare una passeggiata- ti dice improvvisamente, e inforca la porta come una furia. Prima di arrivare in fondo al giardino è già Padfoot che corre verso il bosco a lunghe falcate.
Lo guardi sparire cercando di non preoccuparti per lui.

Non gli chiedi nulla quando rientra.
Hai sempre cercato di dargli lo spazio che gli serviva per pensare, per quanto averlo lontano nei momenti di pericolo, o nei momenti di incertezza, ti abbia sempre dato fastidio.
Ma Sirius non ha voglia di parlare. Lo vedi dalla sua faccia.
Si siede sul bracciolo della poltrona su cui stai leggendo e si appoggia alla tua spalla con il fianco. Lo guardi e la sua espressione ti implora di non parlare di nuovo della guerra.
Restate così in silenzio.

I giorni che seguono si sprecano in progetti, lettere di vecchi amici, lettere di Dumbledore su nuovi alleati, visite improvvise, di Malocchio, di Hestia e Emmeline che non vedevi da una vita; Sirius sgrana gli occhi e poi ride di gusto, quando la giovane e promettente Auror che Alastor si porta dietro si rivela essere nient'altri che la figlia di Andromeda, la piccola Ninfadora che qualche volta portavate al cinema, da ragazzi.
-Ha ancora una cotta per te, Moony- ti sussurra ridacchiando all'orecchio mentre prepari per tutti un buon tè.
Poi ti fa l'occhiolino e torna a parlare con la ragazza come se non fosse successo nulla. Se non aveste ospiti probabilmente gli tireresti dietro qualcosa, solo per il gusto di vederlo schivare e sentirlo ridere.
Quando ci sono altri in casa è il vecchio Sirius; sostiene lo sguardo di tutti e sembra ridere facilmente, anche se si accorge che i vostri amici non fanno che guardarlo e catalogare uno ad uno i danni che ha fatto Azkaban. Sei estremamente fiero del modo sicuro e disinvolto con cui si muove e parla con tutti; ti preoccupi solo quando scende la sera e lo vedi incupirsi di nuovo, ogni volta.

Ti preoccupi quando vi baciate come ragazzini e se allunghi una mano per toccarlo lui ride o parla o fa qualcosa e si allontana.
Ci metti almeno tre o quattro giorni a realizzare che state toccando un altro muro. L'ennesimo.

(... Continua QUI)

 

 

Tags: my fic, my otp, p0rn fest, rating: nc-17, remus/sirius
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