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Fic: La Primavera di Hogwarts (50Drabble)

Ok, questa volta vi stupirò con effetti speciali. Ebbene sì, ho deciso di postare tutta la fic che ho scritto per la tabella di 50drabble in una volta. Il che potrebbe essere letale. O forse no. Comunque la fic ha partecipato al contest Old Fashion and... season sul forum di EFP, classificandosi penultima.
Ok, bene, non ho molto da dire. Non ho intenzione di fare 50 cut per i 50 prompt, sarebbe un suicidio, ma la fic è divisa in tre parti ed ognuna di esse è sotto un diverso cut.
E ora... le note.

Fandom: HP
Rating: PG-13
Personaggi: Regulus Black, Severus Snape, altri Death Eaters di come comparse
Prompt: Primavera, coltello (per il contest); QUI la tabella con i prompt di 50drabble 
Avvisi: Vaghissimissimi accenni di slash, probabilmente one sided, Non per stomaci delicati (per la presenza di sangue)
Disclaimer: I personaggi non sono miei e nessuno mi paga.
Riassunto: La Primavera è la stagione in cui qualcosa di nuovo nasce e cambia l'aspetto del mondo. Tre primavere di Regulus Black in cui questo è successo...
Note: Il prompt 30 e il prompt 31 sono invertiti rispetto all'ordine della tabella.


La Primavera di Hogwarts
 
Parte Prima: Un mondo che rinasce


01. Amore.

Regulus ama l'odore della primavera. Quando cammina nei prati di Hogwarts, dall'erba che calpesta sale il profumo dei campi. Ama il rigoglio delle piante, ai margini della foresta proibita, il sentore pungente della linfa quando si china e taglia una pianticella di bardana col piccolo coltello che non abbandona mai le sue tasche.
Regulus ama le erbe, per questo lo porta con sé, pronto a raccogliere quelle più preziose, quando passeggia.
La primavera è la stagione che Regulus preferisce, fin da quando, ancora bambino, si perdeva per ore nell'immenso giardino di casa, come oggi, respirando la luce pulita del mondo che rinasce.

02. Cielo.

Il cielo è sereno e terso. Regulus ha davvero una gran voglia di andare a volare, ma ha un appuntamento importante e non sa se può permetterselo. Gli piace stare all'aperto in quelle giornate ancora fresche, ma piene di sole; invece andrà a rinchiudersi nei sotterranei: lo attende una giornata veramente cruciale.
In effetti quella passeggiata gli è servita solo a schiarirsi la mente, prima di tornare in dormitorio, e cambiare gli abiti sudati con altri più consoni. Presto si troverà tra studenti molto più importanti di lui. Non ha tempo per volare, per oggi.
Peccato, sprecare un cielo così.

03. Letto.

La giornata che, lo sente, cambierà la sua vita, è cominciata in maniera strana. Severus, che nonostante tutto è l'amico migliore che ha, quella mattina molto presto l'ha svegliato. Con un sorrisetto sarcastico ha ascoltato le sue proteste per quel risveglio brusco, poi si è seduto tra le cortine del suo letto, e ha parlato sottovoce per un'ora.
Regulus l'ha ascoltato, rapito, parlare di un mondo nuovo che si sta costruendo in segreto, di un grande mago da seguire e di un potere così allettante da ricordargli un sogno. Nemmeno per un attimo si è chiesto se accettare di giocare.

04. Orgoglio.

E' semplicemente così orgoglioso che l'abbiano chiesto a lui.
Pensava di essere troppo giovane per partecipare a quella rivoluzione segreta, di cui aveva spiato di lontano i movimenti, da scuola. E' un lavoro per maghi abili, che vogliano costruire un mondo migliore, per quelli come loro. Come lui.
Quell'impegno sembra intonato alla primavera che è appena arrivata ad Hogwarts. Comincia qualcosa di nuovo e di grande, lo si respira nell'aria dei sotterranei come una corrente calda che entra dalla finestra dopo l'apatia gelida dell'inverno.
Regulus ha detto di sì. Severus parla di qualcosa che cambierà il mondo, e Regulus ne farà parte.

05. Lettere.

Cara Madre, ha scritto quella mattina stessa, sono così felice!
Ricordi le nostre conversazioni a Natale, di una nuova luce che si accendeva nel mondo, con la promessa di renderci i nostri diritti di sangue?
Stasera, prima che sorga la Luna, sarò parte di quella luce. Sarai così fiera di me, Madre, lo prometto.
Questo nostro mondo è marcio e putrido, ma qualcosa si sta muovendo e io voglio esserci, voglio combattere per questo sogno. Sarà dura, ma da tempo non desideravo altro che la possibilità di farlo.
Ricorda a Kreacher di curare le mie piante, e bada alla tua salute.
Regulus Arcturus Black

06. Nuvole.

Ci fosse almeno qualche nuvola! Qualcosa che prometta pioggia, o vento freddo in sella alla sua scopa. Invece il cielo è solo una cupola azzurra senza nessuno sbuffo bianco a turbarla. E' il pomeriggio perfetto per volare.
Alla fine Regulus cede. L'aria frizzante di primavera è la sua preferita e Regulus è solo un ragazzo con un pomeriggio splendido da spendere; dopo avrà tutto il tempo di cambiarsi con calma e andare all'incontro. Volare lo aiuta sempre ad essere più tranquillo, per altro.
Non c'è scampo, e qualche minuto dopo Regulus sfreccia per il cielo senza nuvole, e il tempo scivola via.

07. Sciocco.

Naturalmente Regulus paga per la sua stupidità. Sapeva che era una sciocchezza perdersi a giocare con la scopa in quel giorno importante. Ma è stato più forte di lui, sciocco irresponsabile che non è altro.
E adesso ovviamente è in ritardo per il suo appuntamento; non ha tempo di rendersi presentabile, e questo lo irrita. Corre per i corridoi e solo a due passi dalla stanza ricorda improvvisamente che Severus gli ha raccomandato di non farsi notare. Per pura fortuna non ha incontrato nessuno.
Ma è in ritardo, sudato e in disordine, e questo non farà certo una buona impressione. Accidenti.

08. Forse.

Se è molto fortunato, lo sguardo che Severus gli ha lanciato mentre entrava non significa che è fuori ancor prima di cominciare. Forse sopravvivrà persino alla serata, nessuna delle bacchette che gli hanno puntato addosso farà fuoco prima che abbia avuto il tempo di spiegarsi.
Non è come se l'era immaginato. L'atmosfera di cospirazione nella stanza, con la conversazione sussurrata che si è immediatamente spenta quando ha fatto il suo ingresso, è eccitante e gli fa sembrare più reale l'essere finalmente parte (forse) di quel segreto. Ma tutti sono molto tesi e non è più così sicuro di essere il benvenuto.

09. Pericolo.

Regulus si guarda attorno nervosamente. Le bacchette non si sono abbassate, tutti lo guardano; anche se sono i suoi compagni di casa, più che altro del settimo anno, hanno un'aria molto più pericolosa che a lezione. Qui si fa sul serio, capisce improvvisamente Regulus, la rivolta non è uno scherzo, è qualcosa di reale.
Di colpo rabbrividisce sotto quegli sguardi feroci, notando più di un braccio decorato dal marchio illegale, il teschio e il serpente. Ma lui ha un buon motivo per essere lì; loro hanno un buon motivo per portare quel segno. E' il simbolo del mondo che rinasce.

10. Amicizia.

Severus, quasi pigramente, si alza dalla sedia e si mette al suo fianco. Gli stringe la spalla, senza sorridere e senza guardarlo. I suoi occhi fissano gli altri che ancora lo minacciano, sfidando i compagni ad attaccare.
-Regulus Black è mio amico, io l'ho invitato- dice.
Una alla volta le bacchette si abbassano, l'attenzione si sposta e le conversazioni riprendono.
Regulus guarda stupito Severus. E' la prima volta che lo chiama amico. La paura di Regulus scompare, gli resta solo il vago disagio dell'essere in una stanza piena di gente che conosce appena. Ma non è un problema, con al fianco un amico.

11. Gioco.

La serata è una sorpresa.
Ci sono almeno dodici persone, solo un paio dell'età di Regulus; tutti sembrano conoscersi al di là dell'essere nella stessa casa. Alcuni parlano ancora in toni sussurrati, per un po', ma poi tutti sembrano annoiarsi e prima che Regulus abbia potuto davvero cogliere una conversazione, qualcuno comincia a raccontare storielle, e una ragazza tira fuori un mazzo di carte con cui lo invita a giocare.
Alla seconda mano Regulus si chiede che cosa stiano facendo lì.
Alla terza Severus si unisce al gioco e ai commenti salaci sugli altri studenti.
Mezz'ora prima del coprifuoco non è ancora successo niente.

12. Delusione.

Alla fine Regulus è un po' deluso, mentre torna verso il dormitorio con Severus, che sorprendentemente non ha lasciato mai il suo fianco.
-Tutto qui?- gli chiede.
Severus lo guarda, solo vagamente curioso.
-Cosa credi che abbiamo fatto, stasera?-
-Giocato a carte e spettegolato- risponde Regulus, un po' infastidito dal tono paternalistico dell'amico.
Severus annuisce. -Abbiamo passato il tempo in maniera perfettamente legale- gli spiega, come se stesse traducendo per lui da una lingua straniera, -e ci siamo scambiati informazioni utili-.
Regulus deve ammettere che c'è una logica nelle parole di Severus, ma ugualmente gli sembra di aver sprecato una serata per nulla di concreto.

13. Domani.

-Comunque, se vuoi qualcosa di meglio, vieni con me ad Hogsmeade, domani- continua Severus.
Regulus lo guarda con interesse, e Severus rivolge un mezzo sorriso all'aria davanti a loro, con quel fare da uomo di mondo che a metà affascina e a metà infastidisce Regulus. Il ragazzo non ama le gite a Hogsmeade: abitualmente approfitta dei giorni liberi per starsene per conto suo, magari nella Foresta Proibita. E Severus anche, da quel che ne sa.
L'invito lo incuriosisce. -D'accordo- risponde, chiedendosi cosa Severus stia pensando, -andiamo-.
Più tardi, quando si addormenta immaginando cosa lo aspetta l'indomani, già non vede l'ora di svegliarsi.

14. Magico.

Quella mattina l'aria è pulitissima e piacevolmente fresca. E' gradevole scendere per il sentiero spazioso verso il villaggio, camminando tranquillamente con Severus, che non si lamenta nemmeno quando Regulus si ferma ad osservare il vecchio tronco contorto di una quercia e il muschio che vi cresce sopra.
E' un muschio molto particolare, ha grandi proprietà magiche; se lo si usa per ricoprire una ferita fresca, ad esempio, questa lascia solo una sottile, perfetta cicatrice, talmente precisa che raramente risulta deturpante.
Severus lo sa quanto lui, e prima che Regulus si volti, è già al suo fianco, e ne raccolgono un po' insieme.

15. Storia.

Nella loro comprensione immediata c'è tutta la storia di quella strana amicizia.
Si erano legati per la solitudine, nel sotterraneo di Serpeverde, fin dall'arrivo di Regulus a scuola. Erano ancora ragazzini, ma entrambi non amavano la compagnia, preferendo il silenzio, la tranquillità. Così si erano notati a vicenda; Severus e il suo sangue inquinato, e le sue amicizie discutibili, e Regulus, con tutto l'orgoglio dell'antica casata, che non era nato per piegarsi a false amicizie e fragili alleanze.
Una storia originale, un incontro di silenzi diventato con gli anni un cameratismo sincero, che li ha portati oggi su questa nuova strada.

16. Petto.

A scuola c'è chi dice, un po' malignamente, che tra Serpeverde non esistono vere amicizie; e in parte, da quel che Regulus conosce, è vero. Ma per loro è diverso.
C'è qualcosa che Regulus sente, annidato tra le costole, quando come in quel momento è insieme a Severus. Sono animati da una forza simile, vogliono profondamente tutte le possibilità che possono avere, e questo desiderio li lega. Regulus immagina che non si lasceranno indietro lungo la strada; che tra cinque, dieci anni sentirà ancora quella stretta gioiosa nel petto quando Severus sarà al suo fianco, nelle grandi imprese che compiranno.

17. Labbra.

E poi...
Latente dentro di lui c'è una vaga idea di qualcosa d'altro. Camminando tra le foglie, adesso, con l'aria che si sta scaldando, Regulus sbircia appena la bocca di Severus.
A sedici anni capisce cosa significa il desiderio, ma non sa bene se sia quello che sente per il suo amico. E' che lo colpisce la forma così peculiare che prendono le labbra di Severus quando parla, e quando tace e il loro sorriso sembra canzonare qualcuno; a volte sono particolarmente cattive, ma dalla loro forma ironica, quando guarda lui, Regulus non si è mai sentito intimidito. Attratto, piuttosto.

18. Occhi.

Dalla bocca si sposta a guardare gli occhi del suo amico, che sono bassi sulla strada. Sono capaci di far paura, così scuri e imprevedibili, quando fissano qualcosa con troppa intensità. Regulus si chiede sempre cosa nascondano, perché lui ci vede tristezza, dentro, e il bisogno di qualcosa. Vorrebbe sapere cosa: anche se quel turbamento passerà naturalmente con l'adolescenza, come si dice che capiti ai ragazzi, quella loro amicizia sembra fatta per durare. Inoltre stanno per combattere una guerra insieme; è giusto che Regulus desideri aiutare il suo migliore alleato, nei tempi futuri, no? Eppure è troppo intimorito per chiedere.

19. Mani.

Di solito preferisce dimostrare in altri modi la sua vicinanza a Severus, quando i suoi occhi sono particolarmente turbati. Nel loro strano modo silenzioso, stanno fianco a fianco, come adesso, e studiano, per lo più. Quando l'altro è troppo teso e Regulus non sa che dirgli, chiede un aiuto, un chiarimento; Severus non risponde, gli prende il libro e posa una mano sul passaggio chiave e l'altra sulla sua spalla, per guidarlo.
In quel momento una mano di Severus gli tocca il mantello, e l'altra indica davanti a loro: sono arrivati, e Regulus che, distratto, non se ne era accorto, annuisce.

20. Seduzione.

Aveva dimenticato lo scopo della gita; camminare all'aperto in primavera lo ha sempre rilassato, e quella passeggiata non ha fatto eccezione.
Solo adesso ripensa a quel "qualcosa di meglio" che Severus gli ha promesso. Il pensiero di battersi sul campo, a fianco del suo amico, di seguire un ideale, di combattere fino alla morte per le sue idee è di nuovo la sua sirena. Non è il potere a sedurlo, non solo. E' smettere di sussurrare quello che pensa come se non stesse bene dirlo ad alta voce, lasciarsi trascinare senza resistere da un ideale per cui vivere o morire.

21. Indifferenza.

Severus è molto più calmo di lui. Regulus quasi trema, ma è come se a lui non importasse, come se l'adrenalina non lo facesse esaltare. Forse è solo che è già abituato a tutto questo, già uno di loro. Regulus invece quasi non contiene la curiosità, quando deviano a pochi passi dalle prime case di Hogsmeade e si inoltrano nella Foresta, seguendo un sentiero invisibile che il suo amico sembra conoscere.
Vorrebbe dire qualcosa, forse solo per spezzare quel silenzio con un suono diverso dai loro passi, ma Severus si posa un dito sulle labbra e soffia piano, e Regulus tace.

22. Risate.

Nel silenzio riesce a sentire l'eco di risate lontane.
Impiegano circa quindici minuti ad arrivare alla fonte del suono, e man mano che si avvicinano, Regulus comincia a distinguere le voci: maschili e femminili, troppo adulte o squillanti, da ragazzo; alcune che conosce bene (Bellatrix?) e altre che non ha mai sentito prima.
Quando raggiungono la fonte del chiacchiericcio e delle risa, sono in una radura, lontana dai margini della foresta più di quanto Regulus si sia mai spinto.
Qui ci sono molte persone riunite: decisamente non più solo studenti, come a scuola, anche se quelli della sera prima ci sono tutti.

23. Pianto.

Almeno Regulus non è l'unico ragazzino. Ce ne sono diversi altri che hanno più o meno l'età sua e di Severus, e che sembrano nuovi quanto lui a quella situazione. Severus, invece, sta salutando tutti con un cenno del capo: è evidente che è già uno di loro. Guarda gli altri e non Regulus, ma gli posa piano una mano sulla schiena, per spingerlo ad avvicinarsi come tutti ad un uomo imponente, che sembra stia per parlare.
-Il pianto dei nostri antenati e del loro sangue puro sta per essere vendicato- tuona l'uomo, e Regulus pensa che finalmente sta iniziando davvero.

24. Cadere.

E' come precipitare da una scogliera, ed essere risucchiati da un vortice di idee che Regulus sente immediatamente sue, perché sono sempre state parte di lui, anche se era troppo giovane per esprimerle.
Precipitare in quel nuovo mondo, creato dalle parole degli oratori improvvisati che si susseguono, è come svegliarsi dopo un lungo sonno invernale, per vedere i boccioli che sono la promessa di una primavera ormai alle porte.
Regulus non fa resistenza, si fa trascinare dalle convinzioni che sente esprimere, preda totalmente di quelle idee.
In futuro dirà che in quel momento si è perso; ma oggi gli pare di rinascere.

25. Dipendenza.

-Rifiutandoci di dominare i babbani, come siamo nati per fare, ci mettiamo nella condizione di dipendere da loro: dai loro sporchi abiti indecenti, dalle loro città, dalle loro vite. Pensateci: persino a scuola vi stanno insegnando come mescolarvi con loro. Ma il vino migliora, forse, mescolandolo con l'aceto?-
No, certo che no, pensa Regulus, catturato da quelle parole. Lui non sopporta nemmeno di doversi cambiare gli abiti per arrivare a King's Cross, il primo settembre. Perché dovrebbe nascondersi, come se si vergognasse di quello che è? Il suo sangue è migliore del loro, l'ha sempre pensato; oggi finalmente qualcuno lo dice.

26. Obbligo.

-Le leggi che il Ministero continua ad imporci ci obbligano a nasconderci, come se la magia fosse qualcosa di sbagliato. Ci costringono a fingerci uguali a quelli che sono nati tra i babbani, noi, che abbiamo sempre avuto maghi nelle nostre famiglie, fin dal principio! Perché vogliono nasconderci in mezzo al sangue sporco che ci impedisce di brillare?-
Severus sta storcendo il naso a quelle parole, ma Regulus è d'accordo. La sua famiglia ha solo maghi in tutti i rami dell'arazzo che la rappresenta; come pensano i mezzosangue di poter essere all'altezza? Possono raggiungere quelli come lui solo obbligandoli a chinarsi.

27. Diritto.

-Abbiamo il diritto di governare!- proclama Bellatrix. -Il diritto, che porta con sé il dovere di farlo, di prenderci questo potere con tutte le nostre forze. E oggi le nostre forze hanno un nome-.
Ah, ecco, sono arrivati al punto. Regulus si tende inconsapevolmente, pronto a sentirlo pronunciare, quel nome.
-Un nome che noi non diciamo, in segno di rispetto verso l'Oscuro Signore, verso colui che ci renderà i nostri diritti. Se gli saremo fedeli, il mondo sarà finalmente nostro!-
Tutti applaudono, e anche Regulus. Bellatrix sembra una figura mistica, così esaltata, e Regulus si sente fiero di avere il suo stesso sangue.

28. Mai.

-Voi giovani siete qui perché siete destinati ad essere suoi. I vostri amici vi hanno accompagnati, per insegnarvi ad essere le nostre orecchie dentro la scuola, dove regna quel babbanofilo di Silente e dove noi non possiamo entrare-.
Adesso a parlare è Lucius, il fidanzato di Narcissa, che Regulus conosce bene.
-Non dovete mai, mai dimenticare che lui vi ha chiamati al suo servizio. E' un grande onore, e se saprete approfittarne, un giorno sarete i suoi Mangiamorte, e le ricompense saranno immense. Ma non fallite, giovani, non dategli mai motivo di essere deluso da voi. La sua collera è senza fine-.

29. Sempre.

Le parole di Lucius erano mirate a spaventarli, e guardando i visi degli altri, Regulus capisce che ci sono riuscite. Molti non avevano compreso che essere lì significasse già essere dentro. Dovevano aspettarselo, pensa Regulus, e si chiede perché il terrore degli altri non si rifletta in lui.
Probabilmente, perché sa già che sarà sempre fedele: non vacillerà, non lui. Le parole che sente esprimono le sue verità; lui non ha bisogno di essere convinto, perché quelle idee sono sue da sempre.
Voldemort vuole le stesse cose che vuole lui; come può anche solo pensare che non lo seguirà fino alla vittoria?

31. Insieme

I discorsi continuano ancora, e Regulus è sempre più convinto e sicuro della sua strada. Anche gli altri riacquistano vigore, scompaiono le facce impaurite e c'è ad esaltarli una certezza nuova.
Quando i Mangiamorte se ne vanno, gli studenti restano a godersi la sensazione di appartenere a qualcosa di grande.
-Dobbiamo giurare- propone qualcuno, e altre voci gli fanno eco, -noi di Hogwarts-.
Giurare di percorrere la strada fino al marchio, per chi ancora non lo porta, insieme, uniti, sostenendosi. Nella radura, Regulus si sente per la prima volta parte di un gruppo di amici, uniti nello scopo comune, nell'ideale. Insieme.

30. Mio.

I giuramenti si fanno con il sangue, è la tradizione più antica tra coloro che al sangue danno tanta importanza. E tutti sono decisi, ancora euforici per i discorsi che hanno ascoltato, per il potere che è stato promesso, per l'appartenere a qualcosa di così grande, anche se sono solo ragazzi.
Tutti parlano insieme, ma quello che vogliono fare è chiaro: unire il sangue di tutti loro in un giuramento solenne e versarlo come libagione perché la terra lo suggelli.
Occorre solo, dicono, qualcosa di tagliente per versarlo, e dedicarlo alla magia per sempre. Servirebbe un coltello...
-Prendete il mio- suggerisce Regulus.

32. Nudità.

Tutti scoprono il braccio, adesso. Molti sono nudi, bianchi e puliti; alcuni portano già il Marchio dell'Oscuro Signore, e tra questi quello di Severus. Regulus avrebbe dovuto saperlo, di quel suo amico così caro, ma non ne aveva idea. Lo rattrista che l'altro non gliene abbia mai parlato, anche se sa bene che non poteva. Ma con il braccio vicino al suo Regulus si sente scoperto, privo di sostegno, protezione e appartenenza. Poi la lama del suo coltello per le erbe luccica vicino alla sua carne, e Regulus sorride.
Anche lui avrà un marchio, adesso. Poggia la lama sulla pelle nuda.

33. Brivido.

L'incisione fa male. Improvvisamente ispirato, Regulus sopporta il dolore mentre scava un lungo solco, e poi gira la lama e torna indietro. Leggermente, senza spingere troppo per non danneggiare le vene, disegna una lettera come se stesse recidendo delicatamente un fiore appena sbocciato. La sua mano è ferma e nemmeno gli sguardi di tutti che la seguono la fa tremare. Le linee precise si tingono subito del rosso del sangue; la lama scivola, ma non rallenta.
Ma è quando ha finito, e la V del suo nuovo padrone gli segna il braccio, che guardandola Regulus non riesce a reprimere un brivido.

34. Notte.

Quella notte di sicuro non dormirà, nonostante la temperatura gradevole, ripensando al rituale improvvisato nella radura. Spera che Severus, il primo ad imitare il suo esempio, prendendo il coltello dalle sue dita, sarà altrettanto insonne e gli terrà compagnia. Ma anche così non fosse, avrà tempo per ripercorrere quei momenti, quei visi eccitati che aspettano il loro turno per incidersi la carne in nome di un ideale.
Severus fa un taglio più piccolo, sufficiente a far uscire il sangue, ma che non deturpi il suo marchio; e anche gli altri, uno ad uno fanno lo stesso. Alla fine, tutti sono segnati.

35. Giorno.

E' un qualsiasi giorno di primavera, ma sembra per loro che sia il primo. Si scambiano ad uno ad uno il sangue, premendo per un istante le braccia l'uno con l'altro, come se si scambiassero un abbraccio fraterno. E davvero, il sangue li rende fratelli, ormai.
L'erba nuova e profumata si imperla poi di piccole gocce rosse, quando tutti sigillano il loro impegno con la terra stessa.
E' fatta.
Finalmente si guardano negli occhi, il primo passo per imparare a riconoscere quei nuovi amici che d'ora in poi saranno compagni e complici. Si conoscono da sempre. Ma da oggi è un'altra cosa.

36. Istinto.

Qualcuno rende a Regulus il coltello sporco del sangue di tutti. Istintivamente cerca qualcosa con cui pulirlo. Non con la sua veste, perché detesta sentirsi sudicio, anche solo per il poco tempo che gli servirà a tornare a scuola. Non sull'erba fresca, resa sacra dal giuramento che hanno prestato.
In tasca ha il muschio che ha raccolto prima, sul sentiero; ma quando lo prende, l'istinto non è quello di usarlo come straccio. Senza riflettere lo passa sull'incisione che si è fatto sul braccio. La ferita si richiude all'istante, lasciando il segno precisissimo e sottile di una cicatrice a forma di V.

37. Promesse.

Severus non parla, ma a sua volta toglie dalla tasca la sua parte di muschio e lo imita. Tutti si accalcano attorno a loro; ciascuno cura a quel modo il suo marchio sanguinante, lasciandone per sempre il segno sottile sulla pelle.
Da quel giorno di primavera si promettono che saranno tutti amici; nascono spontanei scherzi, abbracci e risate, e gli sguardi complici fioriscono come il cardo, tutto attorno a loro.
L'aria è carica di promesse, quel giorno, e ciascuno giura a se stesso che saranno tutte mantenute.
La mano di Severus sfiora il braccio di Regulus, e anche quella, forse, è una promessa.
 
 
Parte Seconda: Un anno dopo


38. Rumore.

Di quel giorno Regulus ricorda che uno schiocco improvviso di un ramo li fece sobbalzare tutti, e che fuggirono, spargendosi per la foresta, temendo l'arrivo dei centauri; nessuno di loro, comunque, ne incontrò. Se lo raccontarono quella sera, in Sala Comune, e se qualcuno degli altri studenti vide qualcosa di strano nel loro riunirsi in gruppo, nessuno ne fece parola.
Quel rumore pose fine a quella giornata, sì, ma non a quelle promesse. In un anno Regulus aveva trovato veri amici, tra le fila degli aspiranti Mangiamorte. Lui e Severus erano stati meno soli, uniti agli altri da un ideale comune.

39. Memoria.

E ancora lo sono. I ricordi in un anno si sprecano, le piccole missioni e quelle meno piccole, le lettere confidenziali di Bella e quelle fiere di sua madre. Regulus non ha dimenticato nulla e vede il valore di ogni sua azione, ancor meglio dopo un anno.
Hanno passato informazioni, hanno elaborato strategie ed hanno imparato ad agire in squadra. Hanno incontrato l'Oscuro Signore e finalmente, stanotte, sono entrati davvero al suo servizio.
Un'altra primavera, un'altra novità. Ancora qualcosa che sboccia, coltivato amorevolmente fin da prima. Un nuovo compito da svolgere, un ideale sempre più grande.
Regulus è fiero di ogni suo ricordo.

40. Sognatore.

Ha scoperto, negli anni, di avere grandi sogni. Lui che era entrato in quella guerra seguendo il bisogno di appartenere a qualcosa, adesso accarezza la gloria che sente ormai vicina.
Sogna ancora un mondo migliore, certo: ma desidera che il suo nome diventi grande nel crearlo. L'Oscuro Signore ha bisogno di gente fedele, e Regulus vuole esserlo. Da domani sarà pronto ad eseguire i suoi ordini, qualunque siano, e a servire così l'ideale che ha sempre sognato. Sarà un mondo più giusto, che avrà rispetto del sangue, sotto un uomo potente che Regulus stesso ha visto essere magnanimo.
Gli sembra di vederlo.

41. Precario.

Giocherella con il coltello, in equilibrio precario sul tavolo. Dopo il giuramento non ha più potuto usarlo per le piante: tra la fuga precipitosa e la notte insonne, ha dimenticato di pulirlo: la lama è irrimediabilmente rovinata dal sangue rappreso.
Non l'ha usato. L'ha tenuto con sé, come un cimelio.
Il manico è in equilibrio sul filo della scrivania. Un colpetto e cade nel cassetto, che Regulus chiude di scatto. Non gli serve più, se non come ricordo della scorsa primavera e degli amici che ha trovato.
Questa primavera si tingerà presto di un altro rosso. Adesso si fa sul serio.

42. Capolavoro.

Anche la cicatrice sul braccio ha ormai meno senso. Il Signore Oscuro ha sorriso della loro lealtà infantile, ma il suo marchio, impresso nella carne, per sempre, è un capolavoro di bellezza e ha molti più significati dei giochi dei ragazzi. Allora guardavano i Mangiamorte come fossero esseri superiori; adesso lo sono anche loro.
Sfiora con la punta dell'indice le linee sinuose del serpente, ammirandone la forma squisita. Ama anche il piccolo dolore che non lo lascia mai, in quel punto. Serve a ricordargli perfettamente la sua missione, la sua lealtà e gli ideali che muovono da sempre ogni suo passo.

43. Scommessa.

Puntare sulla vittoria dell'Oscuro Signore è come scommettere su un drago contro un babbano. Regulus si sente di appoggiare con tutto il cuore quella causa. E' quasi tutto perfetto.
C'è solo una vaga punta di nostalgia per i ragazzi tra l'erba, per un sogno condiviso in un giorno di sole; oggi, mentre tutto ricomincia, piove e sembra ancora inverno. Ma la primavera è tutta nell'inizio di qualcosa di nuovo, Regulus l'ha sempre saputo. Una scommessa già vinta.
E' meglio cancellare quella nostalgia: Severus sta per raggiungerlo e potrebbe pensare che abbia dei rimpianti o dei dubbi su quello che stanno facendo insieme.
 

 
Parte Terza: Un'ultima primavera


44. Tristezza.

E' terribile quando la nostalgia si trasforma in tristezza. Quando la scommessa sicura aveva in palio la tua vita, e tu l'hai sempre saputo, e adesso sai che devi assolutamente perdere.
Regulus fa fatica da accettarlo, anche a crederlo, a tratti. Di quelli che erano ad Hogwarts quando hanno giurato sul coltello che adesso si rigira tra le mani, tre sono morti, e gli altri sono mostri.
Avevano speranze e grandi sogni. Erano sinceri. Erano ancora ragazzi innocenti.
Questo, più di ogni altra cosa, oggi lo fa star male.
Ma Regulus risolutamente cancella la tristezza dal suo viso quando la porta si apre.

45. Serenità.

Dopo aver preso la decisione, dopo che è diventata definitiva, è diventato più facile parlarne serenamente, davanti allo specchio, allenandosi fino ad essere pronto per raccontarlo a Severus. Perché a Severus, tra tutti, deve dirlo.
Non tutto, non può dargli dettagli senza metterlo in pericolo. Ma Severus è con lui fin dall'inizio, è la persona a cui tiene di più. Non può semplicemente sparire nel nulla senza dirgli una parola. Nella sua stanza al Paiolo Magico, affittata per l'occasione di quella conversazione, Regulus serenamente riferisce a Severus quello che può.
Gli dice: "Grazie di essere stato mio amico".
Gli dice addio.

46. "Non farlo!"

-Non farlo- gli chiede Severus, il viso immobile, ma con una nota di paura nella voce. -Non fare sciocchezze, Regulus. Non puoi battere il Signore Oscuro da solo, non puoi ribellarti. Riuscirai solo a farti ammazzare, stupido di un Black, lo vuoi capire? Non sei immortale, sei solo un ragazzino-.
Regulus continua a sorridergli, perché sa che ha ragione, ma sa anche che ne vale la pena.
-Hai già deciso di morire, quindi?- Severus si alza e per la prima volta sembra nervoso. -Hai deciso di sacrificarti, di fare l'eroe?-
L'ironia ferisce Regulus, ma è l'unica arma dell'affetto di Severus, e lo sa.

47. "Sì."

-Sì- gli risponde, deciso. -So che mi costerà la vita, Severus. Voglio ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me. Sei stato l'amico migliore che potessi desiderare-.
Severus scuote la testa. E' arrabbiato e turbato, e Regulus si intenerisce. Non ha mai avuto dubbi su quella loro strana amicizia; ma non è mai stata palese come in quel momento, per quanto fossero vicini.
-Non preoccuparti per me. Ho un piano, e se andrà a buon fine, tutto questo servirà a qualcosa. Non ho paura di morire-.
Questo non è vero. Regulus ha paura, ma ha deciso. Ha un'altra idea per cui morire.

48. "Dimmelo."

-Dimmi cosa hai intenzione di fare, Regulus- gli chiede Severus, teso. -Dimmelo. Posso aiutarti, possiamo trovare qualcuno che ci aiuti. Non essere sciocco, non fare l'eroe a tutti i costi. Non è da te. Morirai per nulla. Io posso aiutarti-.
Quella lealtà inaspettata commuove Regulus. Aveva desiderato poter parlare con Severus di quello che sta per fare. Ma a che servirebbe? Solo a trascinarselo dietro. Severus è troppo in prima linea, troppo vicino al Signore Oscuro. Regulus sa che ha dei dubbi su quel che stanno facendo, l'ha capito.
Ma dovrà combattere in un altro modo, perché non sarà Regulus a condannarlo.

49. "No."

-No. Questa non è la tua strada, Severus- gli dice, più gentilmente possibile. -Abbiamo fatto un errore, lo pensi anche tu, vero? Quella primavera, ad Hogwarts. Avevamo idee giuste ed eravamo sinceri, ma non dovevamo fidarci di lui-.
Severus lo guarda, senza parole. Questa frase, da sola, è alto tradimento, e Regulus lo sa. Lui non è portato per l'Occlumanzia; adesso, anche se tornasse indietro, il Signore Oscuro gliela troverebbe nella mente, e per lui non ci sarebbe comunque scampo.
E' finita, e Regulus è più leggero. Ha detto addio a Severus e a quella sua ultima primavera. E' ora di andare.

50. "Scusa."

-Scusa-. Severus lo trattiene per un braccio, già quasi sulla porta. -Perdonami, Regulus. Io ti ho tirato dentro tutto questo. E' colpa mia-.
Regulus lo guarda un attimo, perso. Ha sempre scelto con le sue idee e non credeva che Severus si sentisse in colpa.
Fruga nella giacca e lascia a Severus il coltello che si era portato dietro, ancora sporco di sangue.
Poi lo abbraccia di slancio, il primo abbraccio sentito per entrambi, e ironicamente anche l'ultimo. -Sei stato l'amico migliore che potessi desiderare- gli dice.
Forse, pensa lasciandolo, anche se lui morirà, una speranza nuova sta nascendo anche in questa primavera.
 
Tags: 50 drabble, my fic, rating: pg-13
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